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  UN GIORNALISTA TURCO-TEDESCO ARRESTATO IN TURCHIA: LA LIBERTÀ D’ESPRESSIONE IN TURCHIA NEL RAPPORTO 2016-2017 DI AMNESTY INTERNATIONAL



28/02/2017. Dal 14 febbraio è detenuto nelle carceri turche il reporter Deniz Yucel, corrispondente del giornale Die Welt. Yucel, con doppia nazionalità turco-tedesca, è accusato di "propaganda terroristica" e "istigazione all'odio" nell'ambito di un'inchiesta sul collettivo di hacker turchi RedHack, che diffusero alcune email di Berat Albayrak, ministro dell'Energia e genero del presidente Recep Tayyip Erdogan, su cui il giornalista ha scritto alcuni articoli. 

Sul tema della libertà d’espressione in Turchia segnaliamo il focus del Rapporto 2016-2017. La situazione dei diritti umani nel mondo di Amnesty International. Il testo può essere ripreso dalla stampa citando la fonte © Infinito edizioni 2017 – www.infinitoedizioni.it

"La situazione della libertà d’espressione è fortemente peggiorata nel corso dell’anno. Dopo la dichiarazione dello stato di emergenza, 118 giornalisti sono stati rinviati in cu­stodia preprocessuale e 184 organi d’informazione sono stati chiusi arbitrariamente e de­finitivamente, in base a decreti esecutivi, con gravi limitazioni imposte alle testate vicine all’opposizione2. Le persone che esprimevano dissenso, soprattutto in relazione alla que­stione curda, sono state minacciate di violenza e di azioni penali. La censura su Internet è aumentata. A novembre, almeno 375 Ngo, tra cui gruppi per i diritti delle donne, asso­ciazioni di avvocati e organizzazioni umanitarie, sono state chiuse con decreti esecutivi.

A marzo, un tribunale della capitale Ankara ha nominato un fiduciario per il gruppo di comunicazione Zaman, vicino all’opposizione, in relazione a un’indagine in corso per accuse di terrorismo. Dopo che la polizia ha assaltato gli uffici di Zaman, ai giornali e ai canali televisivi del gruppo è stata imposta una linea editoriale filogovernativa. A luglio, tutte le testate di Zaman sono state definitivamente chiuse, insieme ad altri mezzi di comunicazione legati a Gülen. Sono state chiuse anche le nuove testate, cre­ate dopo che il governo era subentrato nella gestione del gruppo Zaman.

A maggio, il caporedattore del quotidiano Cumhuriyet, Can Dündar, e il rappresentante del giornale ad Ankara, Erdem Gül, sono stati riconosciuti colpevoli di aver “rivelato se­greti di stato” e condannati entrambi a cinque anni e 10 mesi di reclusione per la pub­blicazione di articoli in cui si affermava che le autorità turche avevano tentato di spedire segretamente armi ai gruppi armati d’opposizione in Siria. Il governo aveva affermato che i camion stavano trasportando rifornimenti umanitari per i turkmeni. A fine anno, il caso era ancora in attesa di appello. A ottobre, altri 10 giornalisti sono stati detenuti in custodia preprocessuale per aver commesso reati per conto della Fetö e del Pkk.

Ad agosto, la polizia ha chiuso gli uffici di Özgür Gündem, il principale quotidiano curdo, in base a un’ordinanza di tribunale che ne imponeva la chiusura a causa d’inda­gini in corso per terrorismo, una sanzione non prevista dalla legge. Due redattori e due giornalisti sono stati arrestati in attesa di giudizio e incriminati per reati di terrorismo. Tre sono stati rilasciati a dicembre, mentre il redattore İnan Kızıkaya è rimasto in de­tenzione.3 A ottobre, con un decreto esecutivo, Özgür Gündem è stato definitivamente chiuso, insieme a tutti i principali organi di stampa nazionali filocurdi.

Coloro che avevano firmato la petizione sottoscritta a gennaio 2016 dagli Accademici per la pace, che chiedeva di riprendere i negoziati di pace e di riconoscere le richieste del movimento politico curdo, sono stati sottoposti a minacce di violenza, indagini am­ministrative e procedimenti penali. Ad aprile, quattro firmatari sono stati detenuti fino all’udienza in tribunale; sono quindi stati liberati ma non assolti4. Alla fine dell’anno, 490 accademici erano sotto indagine amministrativa e 142 erano stati licenziati. Dal colpo di stato, oltre 1.100 dei firmatari erano formalmente sotto indagine penale.

È aumentata la censura su Internet; le autorità hanno emesso ordini, approvati dalla magistratura senza discutere, per ritirare o bloccare contenuti, inclusi siti web e ac­count di social network, provvedimenti contro i quali non esisteva alcuna possibilità effettiva di ricorso. A ottobre, le autorità hanno interrotto i servizi Internet nel sud-est del paese e si sono impegnate nella limitazione dei vari servizi di social network."



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